Abitare i margini: per una pedagogia della vulnerabilità e dell'alleanza
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Abstract
L’umano appare, nei crocevia eco-tecnologici che orchestrano il nostro tempo, come campo di forze in cui vulnerabilità e potenza si generano nell’attrito tra poteri, istituzioni e vite. Pensare pedagogicamente questo campo esige un rovesciamento dello sguardo: non dal soggetto alle condizioni, ma dalle condizioni al soggetto. La soggettivazione è l’esito precario di un montaggio di attese e di obbligazioni, di possibilità e di interdizioni (Butler, 2005). È in questo montaggio che si disegnano le linee della marginalità. Divenire negro del mondo, brutalismo e necropolitica (Mbembe 2016, 2022, 2023; 2024a) rivelano come la modernità abbia prodotto una cartografia della marginalità non contingente ma strutturale, generata tanto dalle eredità coloniali quanto dalle accelerazioni del capitalismo e dal degrado ecologico. Le figure che abitano i margini non sono solo i resti di un ordine esitante a includerli, ma laboratori di contro-condotte da cui interrogare l’idea di educazione e ridisegnare le forme della convivenza. Muovendo da queste premesse, il saggio intende mostrare come educare all’emancipazione e alla libertà implichi non soltanto la rivendicazione dell’uguaglianza formale, ma una progettualità pedagogica capace di muovere dall’assunzione della vulnerabilità condivisa che accomuna umani e non-umani nell’orizzonte di una comune terrestrità (Mbembe, 2024b).
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