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Le ragioni di un dialogo oltrefrontiera
di Isabella Loiodice, Giuseppe Annacontini   

È con grande piacere che presentiamo questo numero speciale di MeTis, interamente dedicato a riprendere i temi e le suggestioni emerse nel corso di un importante convegno internazionale tenutosi ad Hammamet, in Tunisia dall’uno al tre ottobre 2012, dal titolo: “Educazione e cambiamento sociale: verso un reale sviluppo umano”.

 

Si è trattato di una occasione importante di confronto e scambio scientifico e umano, che ha consentito al gruppo di lavoro di MeTis di partecipare al convegno stesso, interloquendo criticamente con gli organizzatori e i relatori, riuniti per tre giorni a discutere su temi fondativi per l’educazione, e per ciò stesso per il futuro delle persone e delle società. Proprio nell’educazione e attraverso l’educazione, infatti, si rendono disponibili strumenti e mezzi per coniugare emancipazione individuale e collettiva, per fare del cambiamento – caratteristica costitutiva della contemporaneità – un’occasione di crescita emancipativa.

Il cambiamento, infatti, non è di per se stesso sempre positivo: può, al contrario, diventare veicolo di inibizione, di repressione, di involuzione se non è guidato – orientato – dall’educazione: da una educazione animata dalla tensione utopica alla “liberazione” di idee, emozioni, valori ispirati ai principi della solidarietà, del rispetto reciproco, della valorizzazione delle differenze che animano persone, popoli, culture. Perché ciò sia reso possibile, occorre “formare” le menti al governo del cambiamento, promuovendo – a partire dai primi anni e per tutta la vita – una riflessività aperta e antidogmatica, disponibile, sensibile, attenta alle ondate di storie (grandi – la grande Storia – come quella della rivoluzione araba; piccole – le piccole storie – come la fuga dello studente da una scuola violenta) che giungono attraverso tutte le finestre che scegliamo e decidiamo siano lasciate aperte sul mondo, da cui, presuntuosamente alla Nietzsche, far entrare “aria... aria nuova”.

Una grande responsabilità è affidata allora a tutti coloro che si occupano di educazione e di formazione, in primis a quegli studiosi di pedagogia e di didattica che hanno il compito – e quindi la responsabilità – di ragionare, discutere e diffondere i “semi” di una scienza che, confrontandosi con le altre scienze, esponendosi intenzionalmente al confronto tra saperi differenti, può produrre nuove idee, elaborare progetti e praticare attività idonee a fare dell’educazione e della formazione un’autentica palestra di democrazia, di scambio e di crescita comune.

Ora, con questo Speciale MESCE 2012, il Comitato di direzione scientifica di MeTis ha inteso proprio contribuire alla realizzazione di tale obiettivo. Il lavoro di tanti studiosi e ricercatori che si impegnano a diversi livelli e in diverse istituzioni per promuovere formazione è messo a disposizione del comune “pranzo” del sapere attraverso le pagine della Rivista.

L’idea è un po’ quella, a la Illich, di approntare occasioni “conviviali”, dove informazioni, conoscenze e saperi possano essere appresi e discussi per sé e per gli altri, facendo della promozione della autonomia del singolo, un’occasione per la creazione di nuovi e più produttivi vincoli creativi con gli altri (i prossimi che possono abitare gli antipodi del mondo), spostando il primato dall’“avere” all’“essere”. E, in tale ottica, lo Speciale MESCE nasce sotto l’auspicio di divenire “strumento [...] conviviale nella misura in cui ognuno può utilizzarlo, senza difficoltà, quando e quanto lo desideri, per scopi determinati da lui stesso. L'uso che ciascuno ne fa non lede l'altrui libertà di fare altrettanto […]. Tra l’uomo e il mondo, è conduttore di senso, traduttore di intenzionalità” [1].

Il sapere più o meno lontano del convegno di MESCE, presentato in forma necessariamente sintetica alla platea italiana, ha dunque la funzione di tessere un filo, con l’auspicio che questo primo contatto permetta ai lettori interessati di costruire legami più ampi, consapevoli e produttivi con pensieri e rappresentazioni altrimenti difficili da incontrare.

Anche in tal senso MeTis cerca di assolvere a una delle principali finalità per cui tanti volenterosi vi lavorano alacremente: promuovere protagonismo dialogico, impegno sociale e culturale.

MESCE 2012 è, allora una ghiotta occasione conviviale, di praticata partecipazione intellettuale e etico-valoriale, di cui non si vuole disperdere il valore. Obiettivo che cercheremo di perseguire attraverso questo primo Speciale della Rivista MeTis che ci auguriamo trovi risposta in una sempre più attiva tensione partecipativa – che riattivi la bellezza e la disponibilità nei confronti di un mondo (di mondi) da co-costruire – di tutti i lettori, cultori, studiosi, ricercatori impegnati nella formazione per tutti e per tutta la vita.

I nuclei di sapere e le suggestioni risultanti dallo scambio e dalla mediazione che ci permettono di mettere in comune il mondo messo in scena ad Hammamet dall’1 al 3 ottobre 2012 sono da intendersi, dunque, come occasione utile all’“andare incontro”, al dialogare e al confrontarsi su temi di comune interesse. Tutto ciò in un’ottica collaborativa che è elemento distintivo e connotativo della progettualità formativa, cui spetta il non semplice compito di riconoscere e attivare opportune dinamiche di valorizzazione delle singolarità all’interno di contesti che si fanno via via planetari.

 

Ora alcuni dati. Lo Speciale MESCE 2012 di MeTis. Mondi educativi. Temi, indagini, suggestioni raccoglie la totalità degli abstracts inviati in risposta al tema/problema: “Educazione e cambiamento sociale: verso un reale sviluppo umano”. Abstracts, naturalmente, accettati per il convegno a seguito di una selezione che è stata operata da eminenti studiosi e collaboratori della Mediterranean Society of Comparative Education, organizzati in un apposito Comitato scientifico internazionale che, in particolare, ha annoverato la presenza di:

- Lamine Ben Abderrahman, Professeur de Sciences de l’Education, ISEFC Tunis;

- Fouad Chafiqui, Professeur des Sciences de l’Education, Université de Marrakech,  directeur des Curricula, Royaume du Maroc;

- Antonio Iannaccone, Professeur de psychologie de l’éducation,  directeur du groupe de recherches sur les interactions sociales, Université de Salerne, Italie;

- Marnia Lazreg, Professor of Sociology, Graduate Center and Hunter College City, University of New York;

- Aïcha Maherzi, Professeur, Université d’Alger et Université Toulouse II, France, Présidente de la MESCE;

- Abdelmajid Naceur, Maître de Conférences en psychologie cognitive, Directeur du laboratoire EDIPS, ISEFC Tunisie;

- Giovanni Pampanini, SISSU Studio Interdisciplinare di Scienze Sociali e Umane, Catania, Italy.

Ad essi va il ringraziamento per aver reso possibile l’alta qualità degli interventi e delle relazioni pervenute al convegno, così come è d’obbligo ricordare la collaborazione del comitato organizzatore nelle persone di:

- Aïcha Maherzi;

- Yassine Jelmam;

- Sameh Hrairi;

- Dawsar Zineddine;

- Fouzia Seddaoui;

- Nejib Zaoui.

Inoltre, nello Speciale MESCE 2012 pubblichiamo una selezione ristretta di 10 saggi in versione integrale.

In questo caso, il ringraziamento va tutto a Yassine Jelmam, collaboratore d'eccezione per questo speciale MESCE 2012, al suo impegnativo lavoro di lettura e di selezione dei singoli saggi e di fattivo impegno insieme ai redattori della rivista.

 

La scelta di non tradurre i saggi ma di riportarli nella lingua con cui sono stati sottoposti a valutazione del Comitato scientifico di MESCE è in ragione della volontà di non tradire il significato originale delle parole e di attrarre interessi quanto più ampi e "lontani" possibile. A seguire riportiamo le ragioni ispiratrici del Convegno.

 

 

Argumentaire

 

Si la relation intime entre le changement et l’éducation n’est plus à démontrer, il n’en demeure pas moins évident que l’éducation peine à se réaliser pleinement dans ses valeurs fondamentales d’accompagnement des individus vers un véritable développement basé sur les valeurs humaines. L’éducation n’arrive en effet pas à réconcilier cette visée - qui lui est pourtant intrinsèque - avec les objectifs que lui assigne la tendance mondiale à favoriser la croissance économique et la culture tournée uniquement vers le profit. Il en résulte une négligence grave au niveau de la formation des individus à la pensée critique, à l’empathie, et à la solidarité. Dans son entreprise de transmission des savoirs, l’école par exemple, est souvent centrée sur les connaissances purement scientifiques et technologiques au détriment de l’apprentissage à la citoyenneté et à la gestion de l’altérité, aux humanités. Souvent, elle forme de très bons techniciens et de très bons ingénieurs, mais il lui manque à la base la capacité de préparer les citoyens au vivre ensemble, objectif pour lequel une économie avancée est certes nécessaire mais pas suffisante. Nombreux pays affichent un PNB élevé mais ils demeurent gangrénés de l’intérieur par des problèmes d’inégalités, d’exclusion, de malaise individuel et de souffrance sociale forte et de violences croissantes.

Les crises sociales, les révoltes et les révolutions multiples dont certaines se passent sous nos yeux en Méditerranée et ailleurs, sont une démonstration flagrante de notre impuissance à former simplement l’être humain à l’humain, à rendre effectifs des objectifs éducationnels de citoyenneté et de paix pourtant si évidents.

Nous savons qu’éduquer les individus, c’est les amener progressivement vers leur plein développement. Un développement qui vise une redistribution équitable des richesses, une juste répartition des pouvoirs à travers des mécanismes de solidarité entre les individus à l’intérieur d’une même société et entre tous les autres hommes des autres sociétés.

Le sens profond d’un réel développement est avant tout humain. Il englobe et la croissance économique et les valeurs essentielles à l’équilibre de cet humain, la première devant être mises bien sûr au service des secondes.

Le développement réside dans la capacité des individus à agir sur les transformations personnelles et sociales pour les orienter et les rendre meilleures, sur les inégalités croissantes pour les freiner sinon les arrêter, sur l’injustice pour la diminuer sinon l’effacer, sur l’intolérance et le racisme pour les éradiquer, sur les conflits pour les éviter et pourquoi pas les endiguer. Le monde aujourd’hui a des possibilités énormes pour y parvenir. Il bénéficie d’une multiplication de moyens de communication, d’une importante mobilité des biens et des citoyens et d’un système d’échanges commercial performant. Comment utiliser ces richesses à bon escient ? Comment les orienter et les mettre au service d’un développement humain, celui qui enfanterait des citoyens « complets », responsables d’eux-mêmes, des autres et de leur environnement ?

Comment transformer les normes en vigueur de ce monde, ceux de la compétition à outrance et de la convoitise, toutes deux génératrices d’injustice, de précarisation d’inégalités, de la peur de l’Autre, du sentiment d’insécurité, de l’enfermement, de l’exclusion nourrie de stéréotypes et de préjugés, de discriminations, de tensions multiples, et de multiples conflits à l’intérieur des sociétés et entre les différents pays ?

Comment aller vers un changement souhaité qui aura comme centralité les individus eux-mêmes et leur capacité à choisir, à agir, à comprendre et à préserver leur environnement humain et naturel ?

C’est vers ces questionnements que s’orienteront nos débats lors du VI° Congrès de la MESCE. Nous interrogerons la nature des liens qui existent entre éducation et changement lorsque d’une part, ce dernier est subi et d’autre part, lorsqu’il est souhaité. Nous tenterons de comprendre en quoi l’éducation peut aider à changer les sociétés et à favoriser ainsi un réel développement humain, inscrit dans la durée, legs précieux que se transmettront les générations futures.

Axes principaux :

De part l’importance du sujet, un large éventail d’axes de travail s’offre à nous. A titre indicatif et non exclusif, nous proposons les suivants :

I – Education et changement subi

Bilan(s) et interrogation(s) critique(s) sur les notions de changement et de développement

1 macro et micro analyses du développement tourné vers la croissance économique et le profit ;

2 démocratie : un idéal manqué ? ;

3 crise de l’éducation, crise de la société ;

4 rapport entre l’éducation et les autres facteurs du changement social subi ;

5 l’école et la question sociale : inégalités scolaires et inégalités sociales ;

6 l’école et la question du genre ;

7 influence présente des résidus des idéologies coloniale et esclavagiste ;

8 résistances au changement ;

9 communautarisme et identités « meurtrières » ;

10 cultures dominantes et cultures dominées ;

11 question des minorités :

12 discriminations et exclusion ;

13 violences scolaires, violences urbaines, violences entre différentes nations ;

14 évolution des pratiques délictueuses sur le plan national et international ;

15 destruction progressive de l’environnement ; etc.

 

II – Education et changement « souhaité »

Comparaisons nationales et internationales ;

1 regards critiques sur la notion de changement ;

2 changement dans la notion-même du développement ;

3 éducation et mondialisation : orientations politiques et sociétales pour un développement humain ;

4 Action(s) des sociétés civiles sur les décideurs ;

5 Analyse globale des facteurs socio-économiques, linguistiques et culturels du changement ;

6 les institutions extrascolaires et changement : analyse des plans gouvernementaux, des politiques de la ville, des dispositifs de formation, des politiques pour les jeunes, etc.

7 actions associatives, gouvernementales, non gouvernementales et internationales dans le domaine de l’éducation pour un réel développement humain ;

8 l’éducation formelle : objectifs, curricula, formation des enseignant(s), des acteurs socio-éducatifs, etc. ;

9 éducation et égalité de sexes ;

10 éducation informelle, éducation tout au long de la vie ;

11 nouvelles TIC, alternatives au retard pris par les pays en développement dans le domaine informatique, « le digital divide » ;

12 éducation à une connaissance d’une histoire « transversale » et non uniquement nationale ;

13 Education et spiritualité : regards sur les religions et leur place dans le changement social souhaité ;

14 éducation à la citoyenneté : à la solidarité, à l’interculturalité, à l’environnement et à la paix : études théoriques et cas pratiques ;

15 propositions et recommandations ; etc.


[1] I. Illich, La convivialità, Red Edizioni, Como 1993, disponibile su www.altraofficina.it.