Repressione delle minoranze e guerra all'inclusione nell'era del tecnofascismo

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Martina De Castro
Sofia Boi
Umberto Zona

Abstract

I conflitti armati si moltiplicano senza sosta su scala globale e la retorica bellica diviene il linguaggio preferito dalle élite economiche e dai governi. In questo contesto anche le politiche di discriminazione interne, mirate a limitare i diritti delle minoranze, fanno propria la logica della guerra, come testimoniano le campagne repressive attivate in diverse parti del pianeta e l’affermarsi di sistemi tecnofascisti e autoritari. La tesi che intendiamo proporre in questo contributo è che la saldatura tra poteri istituzionali, economici e tecnologici ha eliminato qualsiasi forma di mediazione politica, trasformando il capitalismo del terzo millennio in esercizio di puro comando. L’unica forma auspicabile e credibile di resistenza appare dunque l’autorganizzazione dal basso della società civile, a partire dalla costruzione di comunità resilienti capaci di elaborare strategie di sopravvivenza collettive e nuovi immaginari di liberazione.

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Sezione
Miscellanea