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Editor del numero: Daniela Dato

  Il mondo del lavoro contemporaneo sta attraversando profondi cambiamenti tanto da essere definito dalla Coin un “nuovo laboratorio antropologico”.
Numerose sono le sfide che chiedono alle organizzazioni di ripensarsi a partire da nuovi megatrend che spalancano prospettive future e che rappresentano transizioni importanti verso il futuro del lavoro. Transizioni demografiche, digitali, processi di reskilling e upskilling, nuove geografie del lavoro sono solo alcuni dei processi che stanno incidendo profondamente nel modo di interpretare, vivere e gestire una organizzazione.
Tra queste certamente la sfida della sostenibilità personale e sociale invita le organizzazioni a ripensarsi a partire dalle istanze della diversità, dell’equità e dell’inclusione in cui le differenze di genere, culturali, psicologiche rappresentano un importante capitale di identità da valorizzare e promuovere.
Le questioni legate alle pari opportunità, alla femminilizzazione del lavoro, al congedo di paternità, l’inclusione e la valorizzazione della diversabilità come delle differenze culturali e religiose, l’attivazione di processi di age management, non sono, dunque, elementi emergenziali di disturbo ma istanze di vita concreta di organizzazioni che in quanto “sistemi viventi” devono tendere alla piena valorizzazione delle storie individuali  e collettive ed essere in grado di intercettare nuovi bisogni da integrare nelle vision e nelle mission delle future culture aziendali per generare forme di retention efficaci sul lungo periodo e favorire modelli fondati sui principi della diversità, dell’equità e dell’inclusione. In tal senso l'inclusione non è solo da intendersi come principio etico di eguaglianza ma come competenza primaria trasversale e strategica per affrontare le sfide che le organizzazioni oggi vivono.
Non a caso, negli ultimi anni, si parla sempre più di frequente di “modelli DE&I” in cui Diversità, Equità, Inclusione, più che essere una caratteristica del lavoro contemporaneo e principi etici, diventano concrete variabili di sistema utili a sviluppare innovative strategie di gestione delle risorse umane.
Per essere realmente efficace, però, l’applicazione dei modelli DE&I non può essere limitata a interventi “di facciata” per fronteggiare le attuali emergenze ma necessita di fondare la propria legittimità su una solida base pedagogica: l'inclusione non si applica per decreto, ma si apprende, si progetta e si coltiva attraverso processi di apprendimento organizzativo profondo, di decostruzione di credenze e di trasformazione delle culture di lavoro, dell’attivazione di processi di riflessività organizzativa e di strategie di management mirate e intenzionali.

In tal senso, il numero accoglie Saggi teorici e metodologici, ricerche empiriche, buone pratiche e casi di studio di pedagogia del lavoro inerenti i nuovi modelli organizzativi in azienda e sui posti di lavoro, improntati alla valorizzazione delle differenze e dei modelli "DE&I" e ad un inedito ruolo che le competenze e le professioni pedagogiche possono svolgere nelle organizzazioni.

A parità di valutazione qualitativa degli abstract sarà data priorità a quelli presentati da soggetti incardinati in università non italiane e che saranno prodotti in lingua diversa dall’italiano.  

 

Scadenze:

Presentazione abstract (solo all’indirizzo mail metis@progedit.com): 1 Dicembre 2026

Sottomissione proposte (solo attraverso piattaforma OJS della Rivista): 18 Aprile 2027

Pubblicazione: Giugno 2027